Statement

Public Memory and Disappearance

My work is mainly concerned with the observation and categorization of pre-existing images or objects: amateur photographs, found footage, printed matter and so on.

To start from a found object, with apparently no importance, and to reconsider it within a larger visual research on image and history.

At the core of the work lies the attempt to decipher and reconstruct the events through networks of relationships, comparisons and similarities.
The basic idea that guides this process is the ability to approach a document as an evidence, or as witness of a disappeared reality.

In this perspective, the anonymous gaze becomes “universal” and the amateur record of a fact or event becomes a lens (or a mirror) through which recontextualise private memories into public sphere.

Counter Narratives

My research moves through archives of pictures, maps, diagrams and flexible structures as investigative tools for the (re)constructions of micro-histories and for the exploration of the relationships between these stories and the cultural political or social power.
A multiplicity of often antithetic narrative forms: to trace back an extra-ordinary event by following the traces of the everyday and vice-versa.

To read an archive as we can read a landscape or more precisely an atlas; or to read it as a narrative by linking events and dates, or, finally, you can read the archive as a structure of social relationship, both political and historical.

Forms follows Context

The post-production process has in common with the archive a re-constructive character, as a form of construction that further changes the meaning and significance of history and narrative.
So, if at the very core of the research lies the found document, the final shape of the work can visually change because of narrative necessities (as each case requires) through a perpetual re-elaboration.

Memoria Pubblica e Sparizione

Il mio lavoro è basato principalmente sull’osservazione e la catalogazione di immagini o oggetti preesistenti: fotografie amatoriali, filmati, riviste e altro.

Partendo da un oggetto trovato, apparentemente senza importanza, questo viene contestualizzato in una più vasta ricerca visiva sull’immagine e sulla Storia.

Al centro del lavoro c’è l’intenzione di decifrare e ricostruire dei fatti inserendoli in reti di relazioni, comparazioni e similarità, attraverso un approccio nei confronti del documento come se questo fosse una traccia, una testimonianza di una realtà scomparsa.

Con queste premesse lo sguardo anonimo si può considerare “universale”, e la registrazione amatoriale di un fatto diventa come una lente (o uno specchio) attraverso il quale ricontestualizzare memorie private all’interno della sfera pubblica.

Contro narrazioni

Attraverso forme di narrazione che possono seguire percorsi tra loro inversi (da quotidiano a extra-ordinario e viceversa), la ricerca si muove tra archivi di immagini, mappe, diagrammi e strutture plastiche che diventano strumenti di indagine volti alla (ri)costruzione di microstorie e all’individuazione di relazioni tra queste storie e il potere sociale, politico o culturale.

Si può leggere un archivio come si legge un paesaggio o più precisamente un atlante, oppure leggere lo stesso come una narrazione legando tra loro eventi e date, o si può infine leggere l’archivio come una struttura di relazioni sociali, politiche e storiche.

Forme che seguono il contesto

La post-produzione ha in comune con l’archivio il suo carattere di ri-costruzione, in quanto costruzione che cambia ulteriormente il senso e il significato della Storia e della narrazione, quindi, se il centro del lavoro è il documento trovato, attraverso una continua rielaborazione la forma finale del lavoro può cambiare a seconda delle esigenze narrative.

If you want to know more about me and my works send me a message.





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